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Archivio Febbraio 2012

Per raggiungere buoni risultati bisogna credere di più nei ragazzi

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

 
PER FAR decollare le performance scolastiche dei quindicenni italiani occorre investire sugli insegnanti e sull’inclusione: stipendi più alti, prof più preparati e motivati, carriera scolastica ambita e poche bocciature. Quella che sembrava una ovvietà ora ha anche il conforto dei numeri. E’ l’Ocse che, attraverso uno dei tanti Focus realizzati sui dati Pisa 2009, fornisce la ricetta per un sistema di istruzione di qualità, come ce ne sono tanti in Europa. Per raggiungere buoni livelli nei test Ocse-Pisa occorre inoltre evitare sistemi selettivi che lasciano indietro gli alunni meno attrezzati. Al contrario, occorre credere che tutti gli alunni, anche quelli meno fortunati e più disagiati, possano raggiungere performance accettabili. Insomma, bocciare non serve a nulla e costa parecchio alla collettività.

Per raggiungere buoni risultati, non conta tanto “quanto” si spende per l’intera istruzione nazionale, ma “come” si spendono le risorse. Una analisi che, in buona sostanza, boccia l’intera politica scolastica portata avanti dal precedente governo, che ha ripristinato il voto di condotta, i giudizi numerici all’elementare e alla media e che ha introdotto un limite massimo di assenze per essere scrutinati. Ma che ha anche ridotto paurosamente il potere d’acquisto degli stipendi degli insegnanti mettendoli sul banco degli imputati ad ogni piè sospinto.

“Denaro fa rima con buone prestazioni in Pisa?”, si chiedono gli esperti Ocse. Dipende dal tipo di economia. In paesi dove il Pil è piuttosto modesto  -  inferiore ai 20 mila dollari Usa per abitante – un maggiore investimento complessivo nella scuola induce migliori risultati dei propri alunni. Ma nelle cosiddette economie ad alto reddito  -  con Pil pro-capite superiore a 20 mila dollari  -  non è così. L’esempio è proprio l’Italia, che può vantare un Pil superiore a 30 mila dollari per abitante, ma che mantiene performance piuttosto modeste in Lettura. “In economie ad alto reddito  -  spiegano dall’Ocse  -  i sistemi di istruzione tendono a privilegiare la qualità degli insegnanti in relazione alla dimensione delle classi”. 

Per dimostrarlo, è stata fatta la correlazione tra i risultati in Lettura e la spesa complessiva per la formazione di un alunno dai 6 ai 15 anni. “Al di là dei 35 mila dollari Usa per alunno, l’ammontare della spesa non è più legato alle performance”, spiegano da Parigi. “Ad esempio, i paesi che spendono oltre 100 mila dollari, come gli Stati Uniti, Lussemburgo Norvegia e Svizzera, hanno un livello di prestazioni simile a paesi che spendono meno della metà di tale importo, come Estonia, Ungheria e Polonia”, continuano. “Cosa contribuisce allora a migliorare le performance nei paesi ad alto reddito?”, si domandano.

I paesi ad alto reddito più performanti investono maggiormente sugli insegnanti e sul sistema, per evitare l’insuccesso scolastico. “In Corea e ad Hong Kong, i paesi in cima alle classifiche Pisa, gli insegnanti del primo ciclo di istruzione secondaria guadagnano più del doppio del Pil pro-capite del loro paese”. “Complessivamente, i paesi che presentano le migliori performance in Pisa attirano i migliori allievi verso la carriera dell’insegnamento, offendo loro salari più elevati e un migliore status professionale”. Di contro, in questi paesi il numero di allievi per classe è più elevato. In poche parole, l’affollamento delle classe  -  entro certi limiti  -  non è legato alla performance del sistema educativo del singolo paese.

Ma non solo. I paesi i cima alle classiche internazionali per risultati dei propri quindicenni “mostrano un livello di attenzione elevato all’insieme dei propri alunni”. In questi paesi la scuola e i docenti non lasciano indietro gli alunni che stanno fallendo, bocciandoli, non li trasferiscono in altre scuole e non li raggruppano per livelli di competenze quando non riescono ad apprendere. “Indipendentemente dal livello di ricchezza, i paesi che si impegnano, tanto in termini di risorse che di politiche, a garantire il successo formativo a tutti i propri alunni ottengono migliori risultati dei sistemi educativi che tendono ‘escluderè gli alunni meno bravi o coloro che presentano problemi di disciplina o con bisogni speciali”.
 

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Commento al testo di Beatrice

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

Normalmente non faccio commenti sugli scritti dei miei alunni ma nel caso di Beatrice farò un’eccezione.

Si tratta di un testo secondo me bellissimo perché scaturito (è il termine giusto fidatevi) dall’esperienza diretta: Beatrice ha trovato le parole per dirlo e questo (perdonate la retorica deamicisiana) mi commuove, mi fa sentire che, pur tra le difficoltà, tra gli errori evitabili o meno, si sviluppano nelle mie classi (non sempre e non in tutte purtroppo :-( anche dinamiche giuste, si crea un’atmosfera collaborativa e le persone si sentono libere di esprimere la propria personalità. Se si offrono ai ragazzi lo spazio e gli strumenti per dire cose significative (in questo caso la struttura del testo argomentativo) riescono sempre a stupirti. Brava Beatrice (e anche tutte le tue compagne).

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La nostra unica colpa: essere dislessici (di Beatrice)

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

 

LA NOSTRA UNICA COLPA: ESSERE DISLESSICI!

Sono oltre 350.000 i ragazzi dislessici e rappresentano il 4% della popolazione scolastica. Eppure oggi esiste ancora una grande ignoranza nei confronti della dislessia. Alcuni insegnanti, infatti, non sanno nemmeno cosa significa “dislessia”, accusano i ragazzi di essere poco studiosi, svogliati o addirittura “asini”, umiliandoli davanti a tutti. Il risultato è ogni anno, sempre più bambini perdono il loro sorriso, la loro allegria, la loro speranza nel domani, la stima in loro stessi per una colpa che non è loro … Infatti, la loro unica colpa è quella di essere dislessici e nient’altro. Ma allora, questi bambini sono veramente degli “asini”? Certo che no, i dislessici sono destinati a cambiare il mondo, hanno qualcosa in più che li rende unici, che forse ora non conoscono ma che un giorno scopriranno.

Un esempio è quello di Steve Jobs, che con le sue invenzioni ha rivoluzionato l’era che stiamo vivendo, Einstein, Walt Disney, Churchill, Leonardo da Vinci e molti altri … Queste persone, come quasi tutti i dislessici, hanno avuto una vita difficile, ma sono riusciti a tirare fuori il meglio di loro e ad andare oltre le apparenze.

Secondo me, gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale soprattutto perché devono far uscire il meglio dai loro alunni e valorizzarli in modo che  inizino ad avere più fiducia in loro stessi, superando le loro paure. Solo così, i bambini dislessici impareranno ad accettare la loro diversità e lottare per essere rispettati. Affinché questo avvenga è stata fatta nel 2010, una legge che dovrebbe porre fine  a questa ingiustizia. Questa legge prevede che, ogni dislessico debba avere un piano personalizzato in modo che sia messo sullo stesso piano degli altri alunni  e che arrivi allo stesso traguardo degli altri.

Molti insegnanti, tuttavia, ignorano l’esistenza della dislessia o altri ancora pensano che “il problema non li riguardi, poiché affrontarlo non è incluso nel loro stipendio”. Altri ancora, non nascondono di considerare gli alunni dislessici “zavorra di cui vorrebbero liberarsi”, o sostengono che questi bambini siano svogliati, “somari”  o disattenti. Tutte queste affermazioni sono assolutamente sbagliate, infatti, quante volte nella scuola elementare e media mi sono sentita dire queste cose: “ non c’è niente da fare, non sei intelligente”, “Eh …. Cara Beatrice … qualche volta ricordati di scendere dalla tua nuvoletta!”, “ Forza,  dovevi solo copiare dalla lavagna”, “ impegnati di più, fai troppi errori ortografici”. Io però, non ero né sulla “nuvoletta” né mancavo di impegno o di intelligenza, ma sono solo dislessica! E io ne sono fiera e finalmente ho capito che per essere felice non devo essere uguale agli altri, ma semplicemente me stessa.

Auguro a tutti i bambini dislessici nel mondo di non trovare mai lungo la loro strada, già abbastanza faticosa, persone così incapaci di capire. L’ignoranza è ben peggiore della dislessia!

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Ulisse lascia Calipso (il racconto di Elena M., 2C)

6 Febbraio 2012 Commenti chiusi

La ninfa Calipso, dopo aver sentito la richiesta degli dei attraverso la bocca di Ermete pronunciò le seguenti parole: “Io non lascerò mai che Ulisse se ne vada da quest’isola; non dopo sette anni di gioia! Ulisse ha portato la luce nella mia vita!” Ermete rispose allora: “ se questa è la tua scelta, o ninfa, preparati alla reazione degli dei!”. Così dicendo il messaggero dai sandali alati prese il volo e si allontanò dall’isola Ogigia. Giunto sull’ Olimpo informò gli dei dell’accaduto i quali, dopo aver confabulato a lungo riguardo alle possibili decisioni da prendere, convocarono nuovamente Ermete al quale fu dato l’incarico di ritornare sull’isola Ogigia, ma questa volta con un altro compito…

Giunto a destinazione il messaggero degli dei cercò immediatamente Ulisse e, dopo averlo trovato, lo invitò ad asciugarsi le lacrime e a riprendersi in mano la sua vita.

Il giorno seguente Odisseo, seguendo il consiglio del messaggero, iniziò a costruire una zattera preoccupandosi di tenere all’oscuro del fatto la ninfa.

Sette giorni dopo, in una scura notte caratterizzata da una fitta nebbia abbandonò l’isola senza alcun rammarico. Decise di voltarsi un’ultima volta quando vide Calipso con una lanterna in mano che piangente lo implorava di tornare da lei.

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