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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

L’intervista di Marika

9 Marzo 2012 Commenti chiusi

Marika   1^C

 

INTERVISTA

 

Giuseppina B. nata nel 1935 a Villafranca P.te. Oggi vive a Ceresole d’Alba con i suoi 76 anni.

Ci racconta la sua infanzia? In famiglia eravamo in dieci e io ero la settima. Quando è iniziata la seconda guerra mondiale io avevo solo cinque anni. Per un giorno intero le campane hanno suonato a morte in segno di lutto.

Andavo a scuola a giorni alternati perché nelle scuole c’erano i militari che alloggiavano.

Non sono mai andati a casa sua i Tedeschi? Si, una volta sono venuti a prendere la paglia e c’erano tre soldati che puntavano i fucili contro mio padre. Per fortuna non hanno sparato perché mio padre ha dato ai Tedeschi tutto quello che volevano.

Villafranca era piena di Tedeschi e se veniva ucciso un tedesco venivano catturate tutte le persone che passavano di lì e li decimavano (mettevano in file da dieci e il decimo veniva ucciso).

Mi ricordo che una mattina sono andati nella frazione di San Luca e c’erano due signori che stavano togliendo il letame, uno era sposato, l’altro era da sposare. Quello che era da sposare, l’hanno appeso a un ciliegio e hanno obbligato sua madre a togliere lo sgabello sotto i piedi. In seguito lei è stata uccisa dai tedeschi.

Hanno catturato qualche suo familiare? No, nessuno, perché ci siamo nascosti. Tra le case c’erano dei corridoi (grossi canali che servivano a raccogliere l’acqua dal tetto) dove si rifugiavano moltissimi ragazzi.

La gente lasciava la città per andare in campagna, per scappare dai bombardamenti.

Non c’era l’acqua, si mangiava il pane nero e razionavano il sale e lo zucchero.

La mia infanzia è stata solo bella così!!

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Anche loro con l’Ipad?

3 Marzo 2012 Commenti chiusi
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Per raggiungere buoni risultati bisogna credere di più nei ragazzi

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

 
PER FAR decollare le performance scolastiche dei quindicenni italiani occorre investire sugli insegnanti e sull’inclusione: stipendi più alti, prof più preparati e motivati, carriera scolastica ambita e poche bocciature. Quella che sembrava una ovvietà ora ha anche il conforto dei numeri. E’ l’Ocse che, attraverso uno dei tanti Focus realizzati sui dati Pisa 2009, fornisce la ricetta per un sistema di istruzione di qualità, come ce ne sono tanti in Europa. Per raggiungere buoni livelli nei test Ocse-Pisa occorre inoltre evitare sistemi selettivi che lasciano indietro gli alunni meno attrezzati. Al contrario, occorre credere che tutti gli alunni, anche quelli meno fortunati e più disagiati, possano raggiungere performance accettabili. Insomma, bocciare non serve a nulla e costa parecchio alla collettività.

Per raggiungere buoni risultati, non conta tanto “quanto” si spende per l’intera istruzione nazionale, ma “come” si spendono le risorse. Una analisi che, in buona sostanza, boccia l’intera politica scolastica portata avanti dal precedente governo, che ha ripristinato il voto di condotta, i giudizi numerici all’elementare e alla media e che ha introdotto un limite massimo di assenze per essere scrutinati. Ma che ha anche ridotto paurosamente il potere d’acquisto degli stipendi degli insegnanti mettendoli sul banco degli imputati ad ogni piè sospinto.

“Denaro fa rima con buone prestazioni in Pisa?”, si chiedono gli esperti Ocse. Dipende dal tipo di economia. In paesi dove il Pil è piuttosto modesto  -  inferiore ai 20 mila dollari Usa per abitante – un maggiore investimento complessivo nella scuola induce migliori risultati dei propri alunni. Ma nelle cosiddette economie ad alto reddito  -  con Pil pro-capite superiore a 20 mila dollari  -  non è così. L’esempio è proprio l’Italia, che può vantare un Pil superiore a 30 mila dollari per abitante, ma che mantiene performance piuttosto modeste in Lettura. “In economie ad alto reddito  -  spiegano dall’Ocse  -  i sistemi di istruzione tendono a privilegiare la qualità degli insegnanti in relazione alla dimensione delle classi”. 

Per dimostrarlo, è stata fatta la correlazione tra i risultati in Lettura e la spesa complessiva per la formazione di un alunno dai 6 ai 15 anni. “Al di là dei 35 mila dollari Usa per alunno, l’ammontare della spesa non è più legato alle performance”, spiegano da Parigi. “Ad esempio, i paesi che spendono oltre 100 mila dollari, come gli Stati Uniti, Lussemburgo Norvegia e Svizzera, hanno un livello di prestazioni simile a paesi che spendono meno della metà di tale importo, come Estonia, Ungheria e Polonia”, continuano. “Cosa contribuisce allora a migliorare le performance nei paesi ad alto reddito?”, si domandano.

I paesi ad alto reddito più performanti investono maggiormente sugli insegnanti e sul sistema, per evitare l’insuccesso scolastico. “In Corea e ad Hong Kong, i paesi in cima alle classifiche Pisa, gli insegnanti del primo ciclo di istruzione secondaria guadagnano più del doppio del Pil pro-capite del loro paese”. “Complessivamente, i paesi che presentano le migliori performance in Pisa attirano i migliori allievi verso la carriera dell’insegnamento, offendo loro salari più elevati e un migliore status professionale”. Di contro, in questi paesi il numero di allievi per classe è più elevato. In poche parole, l’affollamento delle classe  -  entro certi limiti  -  non è legato alla performance del sistema educativo del singolo paese.

Ma non solo. I paesi i cima alle classiche internazionali per risultati dei propri quindicenni “mostrano un livello di attenzione elevato all’insieme dei propri alunni”. In questi paesi la scuola e i docenti non lasciano indietro gli alunni che stanno fallendo, bocciandoli, non li trasferiscono in altre scuole e non li raggruppano per livelli di competenze quando non riescono ad apprendere. “Indipendentemente dal livello di ricchezza, i paesi che si impegnano, tanto in termini di risorse che di politiche, a garantire il successo formativo a tutti i propri alunni ottengono migliori risultati dei sistemi educativi che tendono ‘escluderè gli alunni meno bravi o coloro che presentano problemi di disciplina o con bisogni speciali”.
 

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Commento al testo di Beatrice

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

Normalmente non faccio commenti sugli scritti dei miei alunni ma nel caso di Beatrice farò un’eccezione.

Si tratta di un testo secondo me bellissimo perché scaturito (è il termine giusto fidatevi) dall’esperienza diretta: Beatrice ha trovato le parole per dirlo e questo (perdonate la retorica deamicisiana) mi commuove, mi fa sentire che, pur tra le difficoltà, tra gli errori evitabili o meno, si sviluppano nelle mie classi (non sempre e non in tutte purtroppo :-( anche dinamiche giuste, si crea un’atmosfera collaborativa e le persone si sentono libere di esprimere la propria personalità. Se si offrono ai ragazzi lo spazio e gli strumenti per dire cose significative (in questo caso la struttura del testo argomentativo) riescono sempre a stupirti. Brava Beatrice (e anche tutte le tue compagne).

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La nostra unica colpa: essere dislessici (di Beatrice)

26 Febbraio 2012 Commenti chiusi

 

LA NOSTRA UNICA COLPA: ESSERE DISLESSICI!

Sono oltre 350.000 i ragazzi dislessici e rappresentano il 4% della popolazione scolastica. Eppure oggi esiste ancora una grande ignoranza nei confronti della dislessia. Alcuni insegnanti, infatti, non sanno nemmeno cosa significa “dislessia”, accusano i ragazzi di essere poco studiosi, svogliati o addirittura “asini”, umiliandoli davanti a tutti. Il risultato è ogni anno, sempre più bambini perdono il loro sorriso, la loro allegria, la loro speranza nel domani, la stima in loro stessi per una colpa che non è loro … Infatti, la loro unica colpa è quella di essere dislessici e nient’altro. Ma allora, questi bambini sono veramente degli “asini”? Certo che no, i dislessici sono destinati a cambiare il mondo, hanno qualcosa in più che li rende unici, che forse ora non conoscono ma che un giorno scopriranno.

Un esempio è quello di Steve Jobs, che con le sue invenzioni ha rivoluzionato l’era che stiamo vivendo, Einstein, Walt Disney, Churchill, Leonardo da Vinci e molti altri … Queste persone, come quasi tutti i dislessici, hanno avuto una vita difficile, ma sono riusciti a tirare fuori il meglio di loro e ad andare oltre le apparenze.

Secondo me, gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale soprattutto perché devono far uscire il meglio dai loro alunni e valorizzarli in modo che  inizino ad avere più fiducia in loro stessi, superando le loro paure. Solo così, i bambini dislessici impareranno ad accettare la loro diversità e lottare per essere rispettati. Affinché questo avvenga è stata fatta nel 2010, una legge che dovrebbe porre fine  a questa ingiustizia. Questa legge prevede che, ogni dislessico debba avere un piano personalizzato in modo che sia messo sullo stesso piano degli altri alunni  e che arrivi allo stesso traguardo degli altri.

Molti insegnanti, tuttavia, ignorano l’esistenza della dislessia o altri ancora pensano che “il problema non li riguardi, poiché affrontarlo non è incluso nel loro stipendio”. Altri ancora, non nascondono di considerare gli alunni dislessici “zavorra di cui vorrebbero liberarsi”, o sostengono che questi bambini siano svogliati, “somari”  o disattenti. Tutte queste affermazioni sono assolutamente sbagliate, infatti, quante volte nella scuola elementare e media mi sono sentita dire queste cose: “ non c’è niente da fare, non sei intelligente”, “Eh …. Cara Beatrice … qualche volta ricordati di scendere dalla tua nuvoletta!”, “ Forza,  dovevi solo copiare dalla lavagna”, “ impegnati di più, fai troppi errori ortografici”. Io però, non ero né sulla “nuvoletta” né mancavo di impegno o di intelligenza, ma sono solo dislessica! E io ne sono fiera e finalmente ho capito che per essere felice non devo essere uguale agli altri, ma semplicemente me stessa.

Auguro a tutti i bambini dislessici nel mondo di non trovare mai lungo la loro strada, già abbastanza faticosa, persone così incapaci di capire. L’ignoranza è ben peggiore della dislessia!

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Ulisse lascia Calipso (il racconto di Elena M., 2C)

6 Febbraio 2012 Commenti chiusi

La ninfa Calipso, dopo aver sentito la richiesta degli dei attraverso la bocca di Ermete pronunciò le seguenti parole: “Io non lascerò mai che Ulisse se ne vada da quest’isola; non dopo sette anni di gioia! Ulisse ha portato la luce nella mia vita!” Ermete rispose allora: “ se questa è la tua scelta, o ninfa, preparati alla reazione degli dei!”. Così dicendo il messaggero dai sandali alati prese il volo e si allontanò dall’isola Ogigia. Giunto sull’ Olimpo informò gli dei dell’accaduto i quali, dopo aver confabulato a lungo riguardo alle possibili decisioni da prendere, convocarono nuovamente Ermete al quale fu dato l’incarico di ritornare sull’isola Ogigia, ma questa volta con un altro compito…

Giunto a destinazione il messaggero degli dei cercò immediatamente Ulisse e, dopo averlo trovato, lo invitò ad asciugarsi le lacrime e a riprendersi in mano la sua vita.

Il giorno seguente Odisseo, seguendo il consiglio del messaggero, iniziò a costruire una zattera preoccupandosi di tenere all’oscuro del fatto la ninfa.

Sette giorni dopo, in una scura notte caratterizzata da una fitta nebbia abbandonò l’isola senza alcun rammarico. Decise di voltarsi un’ultima volta quando vide Calipso con una lanterna in mano che piangente lo implorava di tornare da lei.

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I classici che si leggono a scuola sono ancora validi e hanno ancora attinenza con la realtà?

23 Gennaio 2012 Commenti chiusi


Nelle scuole si leggono ed analizzano poemi classici che sono stati scritti anche molto tempo fa  come ad esempio l’ Iliade,opera di Omero che narra le vicende di una guerra avvenuta intorno al nono secolo avanti cristo. Il problema è che gli allievi, dovendo studiare queste opere classiche, possano domandarsi se queste ultime si attengano ancora alla realtà e li possano coinvolgere in qualche modo.

Anche a me è sorto questo dubbio e ritengo che questi poemi siano,in qualche modo,ancora attuali perché,studiando l’ Iliade,ho capito che basta leggere attentamente il poema per estrapolare dei concetti di cui si sente parlare ancora oggi nell’ attualità.

Ad esempio all’inizio dell’Iliade Omero cita due donne:Criseide e Briseide che sono rispettivamente le schiave dell’eroe acheo Agamennone e di Achille,l’ altro eroe greco.

Secondo un indovino,per placare la peste mandata da Apollo agli Achei,Agamennone avrebbe dovuto restituire Criseide al padre. Quindi la donna,resa schiava,viene vista come un oggetto che si può vendere o comprare tranquillamente per interessi personali.

Purtroppo la schiavitù è un fenomeno che esiste ancora oggi,infatti l’associazione “Terre des homnes” ha affermato che nel mondo gli schiavi sono dodici milioni,concentrati principalmente nel subcontinente indiano. Infatti in stati come Pakistan o Afghanistan vengono venduti persino dei bambini che svolgono lavori pesanti o vengono sfruttati sessualmente per pagare i debiti dei genitori.(Wikipedia)

Inoltre il fatto che Omero citi due ragazze come schiave evidenzia la disparità tra uomo e donna che,purtroppo,è ancora presente nella società attuale soprattutto nei paesi in via di sviluppo,ma anche in quelli in cui vige la legge dell’ uguaglianza.

Nell’Iliade si parla di un vecchio guerriero,Tersite,il quale si era ribellato ai suoi comandanti rifiutandosi di combattere.

Tersite era un uomo dall’ aspetto sgradevole,trasandato e,solo per questo,era stato considerato stolto ed era deriso da tutti.

Purtroppo anche nella società attuale sono presenti discriminazioni di questo tipo,ossia molte volte le persone giudicano fermandosi all’apparenza di chi hanno di fronte senza conoscere l’essenza interiore della persona,i suoi pregi.

Infatti,Tersite non era ignorante,ma aveva dimostrato di avere un gran coraggio.

Alcuni  potrebbero dire che duelli tra eroi  come quelli descritti nell’Iliade e la guerra non fanno parte della nostra quotidianità,non ci sono più.

Però bisogna riconoscere che la guerra è un fenomeno che ci circonda,basta accendere la televisione per vedere che,ancora oggi,ci sono battaglie sanguinose e violente.

Inoltre Omero collega la guerra a sentimenti ed emozioni che non possono invecchiare con il tempo. Ad esempio nel settimo canto si parla di Andromaca,la moglie dell’ eroe troiano Ettore.La donna,con il dialogo commuovente,cercava di convincere il marito a non tornare a combattere,ma di restare con lei e con il loro figlioletto. Ettore però era un eroe e doveva dare la precedenza alla salvezza del suo popolo rispetto agli affetti.

Anche nel diciottesimo canto Teti,la madre di Achille,implorava il figlio di non tornare sul campo di battaglia perché sapeva che sarebbe morto,ma anche l’ eroe greco non doveva fuggire dal suo compito di guerriero.

Quante donne,ancora oggi,staranno soffrendo per la partenza di un loro caro che è costretto a combattere? Questo non accade solo negli stati in cui c’ è una guerra in corso,ma è avvenuto anche in Italia.Basta tornare un po’ indietro nel tempo fino alla Seconda Guerra Mondiale e,come ci possono raccontare i nostri nonni, sentir parlare di famiglie distrutte,di giovani ragazzi in partenza verso l’ ignoto,verso la loro morte.

Elena

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Prepariamoci ai libri digitali

23 Gennaio 2012 Commenti chiusi

Record di download in soli 3 giorni per i libri scolastici di Apple e iBooks Author

di Daniele Piccinelli | 23-1-2012

In soli 3 giorni dal lancio i libri di testo digitali di Apple sono stati scaricati 350mila volte mentre iBooks Author è stato scaricato 90mila volte. Le rilevazioni effettuate da Global Equities Research non fanno distinzione tra download gratuiti e a pagamento ma, secondo i ricercatori, testimoniano il grande interesse per i nuovi strumenti educational proposti da Cupertino.

Ancora una volta i prodotti e i servizi Apple e l’intuizione di Steve Jobs sembrano aver colpito nel segno: nei soli primi tre giorni dal lancio sono stati scaricati oltre 350.000 libri di testo digitali di Apple mentre iBooks Author, lo strumento gratuito per creare i libri di testo, è stato scaricato circa 90mila volte. Le rilevazioni e i primi numeri sono forniti da Global Equities Research e riportati da AllThingsD. I dati sono stati ottenuti grazie al sistema di monitoraggio di proprietà della società di ricerca per i download dei libri su iBook, ma non offrono una suddivisione tra i download effettuati a pagamento e quelli invece delle copie omaggio.

Ricordiamo che iBooks Author che permette di creare in modo facile e intuitivo libri di testo scolastici può essere scaricato gratuitamente da Mac App Store. I primi libri di testo scolastici, digitali e interattivi, invece sono per il momento disponibili solo negli Stati Uniti realizzati da Pearson, McGraw Hill, Houghton Mifflin Harcourt e DK Publishing, gli editori partner di Apple per il lancio. Nell’unica biografia autorizzata di Steve Jobs di Walter Isaacson, il co-fondatore della Mela dichiara che uno dei settori che desiderava rivoluzionare era proprio quello dei testi scolastici, giudicati troppo costosi e poco interessanti per gli studenti di oggi.

Anche se le rilevazioni di Global Equities Research non precisano quindi quante copie Apple ha venduto rispetto ai download delle versioni dimostrative gratuite, secondo Trip Chowdhry, analista della società, i risultati iniziali rappresentano una dimostrazione della “Ricetta del successo Apple nell’industria dei libri di testo”. In sostanza anche se il numero delle vendite effettive rimane da appurare, l’elevato volume dei download conferma il grande interesse per la nuova iniziativa e le soluzioni della Mela in questo settore.
iBooks AuthoriBooks Author

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Se son rose fioriranno…(da Repubblica)

23 Dicembre 2011 Commenti chiusi

INNOVAZIONE

Un tablet sul banco
e la scuola diventa social

Le nuove tecnologie rappresentano lo strumento per il necessario cambiamento delle strutture scolastiche. L’attività formativa e la carriera studentesca di ognuno diventano vere e proprie applicazioni, con cui operare dentro e fuori l’istituzione. Per arrivare un domani a percorsi di apprendimento in evoluzione costantedi TIZIANO TONIUTTI

Un tablet sul banco e la scuola diventa social

ROMA - Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, tra i banchi in formica della scuola di oggi, immagina le classi 2.0 di domani. E propone un tablet al posto dei libri di testo, un’unica tavoletta elettronica per contenere in un centimetro di spessore le migliaia di pagine dei volumi che accompagnano gli studenti nell’arco della carriera. E che oltre il contenuto, hanno anche un peso importante, in chilogrammi, sorretto da zaini sempre più rinforzati. Un fardello che dalle scuole raccontate da Collodi e De Amicis è diventato sempre più grande, e che finalmente la tecnologia può contribuire ad alleviare. Aumentando nello stesso tempo la quantità di informazioni disponibili a chi studia.

Una scuola touch. Le possibilità di integrazione delle nuove tecnologie già nella scuola di oggi sono molto alte. Certo in un’istituzione piagata dalla cronica mancanza di risorse, il prezzo per l’acquisto di un tablet per ogni studente potrebbe essere un ostacolo serio. Ma in India, il tablet da 30 dollari è una realtà, e nasce specificamente come strumento didattico. Ciò che offre un tablet più di un notebook è la possibilità di essere usato oltre che come libro di testo, come quaderno, blocco appunti, strumento di precisione grazie ai giroscopi, estensione di un banco-desktop gestibile senza una tastiera o un mouse. Caratteristiche che si ritrovano in tutti i modelli disponibili sul mercato, certo migliore è l’hardware e più ampie saranno le possibilità di applicazione. Ma per far diventare i compiti “touch”, è necessario che l’infrastruttura scolastica venga adeguata. Questo significa come minimo, accesso alla banda larga per gli studenti in classe e a casa.

La scuola diventa una app. Con l’introduzione della tecnologia come strumento didattico, non si può prescindere da un cambiamento dell’istituzione. Che non può terminare con il semplice adattamento, ma deve diventare una trasformazione. Di più: la trasformazione dei modi, degli strumenti e delle catergorie della scuola deve diventare un elemento strutturale, per permettere un’evoluzione costante e sistematica della scuola e degli studenti stessi, oltre alle modalità didattiche. E soprattutto dei docenti, per cui il lavoro di insegnamento diverrebbe giocoforza e proficuamente anche una ricerca e un aggiornamento costante.

Studiare è social. Il tablet è solo il più vicino degli orizzonti, anche per la velocità con cui le tecnologie cambiano, e con loro i relativi costi. Dopo le lavagne elettroniche, non è lontano il giorno in cui ogni studente potrà avere un banco-tablet, come quello che oggi vediamo nei telegiornali, sincronizzato con il proprio dispositivo mobile e con il computer a casa. Lo spazio della scuola si estenderebbe per superare i confini dell’edificio, ed entrare nella vita dello studente con dinamiche di intervento e condivisione che arrivano dal mondo del web sociale, piuttosto che dai videogiochi – un universo di stimoli e verifiche riconvogliabili nella didattica, da non sottovalutare. ma senza guardare lontano, l’elemento tecnologico è in grado già ora di rivoluzionare le dinamiche dell’istruzione scolastica così come la conosciamo, Anche senza arrivare alla scuola 2.0, già nella 1.5: ad esempio, i “compiti in classe” potrebbero essere un’evoluzione di un lavoro individuale svolto durante il programma, e non solo una verifica di apprendimento.
(23 dicembre 2011)© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da “Repubblica”

13 Dicembre 2011 Commenti chiusi

BRINDISI

Profumo, prima volta tra i banchi
nella scuola dei libri fai-da-te

Il ministro in visita all’Itis Majorana dove i testi scono scritti dai docenti e stampati in aula per 5 euro. Ha messo in rete sessanta scuole italiane e oltre 800 docenti che collaborano via internet, sui social network ma anche attraverso le lezioni via Youtube. “Non sono andato al cdm, ho detto a Monti che dovevo venire da voi”

di SONIA GIOIA

Profumo, prima volta tra i banchi nella scuola dei libri fai-da-te

Il nuovo corso della scuola italiana riparte dal Sud, da Brindisi, dall’esempio virtuoso dei “libri fai da te”, scritti dai docenti e stampati in aula, prezzo di copertina cinque euro. Per la prima visita istituzionale in una scuola italiana, il ministro dell’istruzione Francesco Profumo ha scelto tutt’altro che a caso l’Itis Majorana del capoluogo messapico, presidio di resistenza ai tagli e alla crisi che non risparmia il mondo dell’istruzione.

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Alla visita del massimo rappresentante del dicastero l’istituto brindisino si era preparato come ci si prepara agli eventi eccezionali, con tanto di raccomandazioni preliminari ai giovani allievi, soprattutto sul piano della condotta. Ma forse non ce ne sarebbe stato bisogno. L’arrivo di Francesco Profumo, questa mattina intorno alle undici, ha cancellato d’un botto ogni solennità, restituendo alla scuola un’atmosfera di festa laboriosa. Niente scranni, niente cattedre, il ministro ha scelto di sedere fra i banchi di scuola, al fianco degli studenti dell’Itis, azzerando d’un colpo le distanze fra istituzioni e allievi.

“Preferisco stare qui, in mezzo a loro”, ha ribattuto semplicemente prendendo posto in prima fila al docente di turno che si affrettava a cedergli il posto. “Questo dialogo con gli studenti dovrebbe rappresentare la norma”, ha aggiunto il ministro che ha rotto il ghiaccio da subito raccontando della telefonata con il capo del governo, prima di imbarcarsi sul volo che lo avrebbe portato in Puglia. “Ho detto al presidente Monti che non avrei potuto partecipare al consiglio dei ministri per venire qui da voi. Lui ha condiviso la mia scelta, rispondendomi divertito “Vai e fatti valere”. Naturalmente vi porto il suo plauso e il suo saluto”.

Per circa tre ore il ministro ha fatto tappa nelle aule al fianco del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, esprimendo esplicitamente il desiderio di non volere interrompere le lezioni, “l’Itis brindisino è l’esempio da cui ricominciare”, ha detto Profumo che ha voluto conoscere dalla viva voce di studenti e insegnanti ogni dettaglio dei progetti Book in progress e Net in progress, scelte semplici e avveniristiche che hanno guadagnato all’istituto l’onorificenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma soprattutto il plauso delle famiglie che con i “libri fai da te” risparmiano annualmente circa trecento euro a studente.

Un successo sul piano economico, ma anche didattico, specialmente da quando il progetto si è trasformato nel Net in Progress. La scuola quest’anno ha distribuito circa 450 Asus agli allievi, attraverso cui i libri di testo possono essere scaricati in pochi minuti. L’intuizione del preside del Majorana ha messo in rete sessanta istituti italiani e oltre 800 docenti che collaborano via internet, sui social network ma anche attraverso le lezioni via Youtube delle quali il ministro ha avuto un saggio in diretta, guardando al fianco degli studenti emozionati il video di un attore che recita una poesia. Un sistema semplice ed efficace, che il preside Giuliano ha mutuato da un master frequentato ad Harvard, nel 2005, prima di vincere il concorso per dirigente scolastico. Dall’America a Brindisi con il chiodo fisso che attraverso la multimedialità si arriva lontano, a tutti gli istituti scolastici del globo, come di fatto all’Itis Majorana avviene da almeno due anni.

“Un esperimento riuscito e virtuoso, da esportare in tutte le scuole del Paese”, ha commentato con soddisfazione Profumo, che al progetto ha dato l’immagine di “progetto carciofo, dove il cuore è la tecnologia, intorno al quale stanno stretti gli uni agli altri i ragazzi, le famiglie, i docenti”. Simbolo di “umanità e voglia di partecipare alla costruzione del Paese”.

Il ministro che ha dichiarato di non amare la definizione di “governo dei tagli” affibbiata all’esecutivo guidato da Mario Monti, ha anche incontrato una delegazione di insegnanti precari, parentesi a porte chiuse nell’ufficio di presidenza della scuola, al termine del quale Profumo ha ribadito i concetti di “sacrificio necessario da parte di tutti”, ma anche impegnandosi a nome del governo a ridurre al minimo i livelli di precarietà nella scuola, sottolineando che “aprirsi al nuovo” come ha saputo fare il Majorana è “l’arma migliore per lanciare il Paese fuori dalla crisi”.

Profumo ha aggiunto: “Se i nostri nonni potessero svegliarsi troverebbero un mondo completamente diverso da quello che hanno lasciato, nel quale il punto di riferimento per l’intera società resta lo stesso a dispetto del tempo: la scuola”.
Prima di prendere posto al buffet zeppo di leccornie made in Puglia allestito nell’aula magna dell’istituto, Profumo ha voluto personalmente stringere la mano a Francesco Milizia, l’allievo-modello della seconda sezione Ds che lo scorso anno ha saputo guadagnarsi una pagella zeppa di nove, in tutte le materie, nessuna esclusa. Il primo studente allevato sui libri-fai-da-te si è commosso, portando a casa i complimenti del ministro in persona.

(13 dicembre 2011)

 

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